realtà e matamorfosi


Il silenzio non ha briciole.

Dentro e fuori dalla mia pelle
forse non son io a scegliere se star dentro o fuori
ma aspettare è altrettanto doloroso

meglio farsi accompagnare da una musica che risuona nel vuoto del corpo
eco d'anguilla senza pace
tra ossa magre e laghi di nebbia
un mondo barocco
dove i gabbiani non conoscono il mare
e Pinocchio ancora non sa se rimaner di legno
difficile spiegare che il silenzio non ha briciole
che non si gonfia col fiato.
(Inedito - Le fate invisibili - poesie)
/libro/poesia/305049/le-fate-invisibili/

Il mio viso.

Nulla è cambiato

dietro la porta un sacco per abbandonare ciò che non serve

e lasciarlo al vecchio indirizzo

nell'armadio cose senza senso

inutili orpelli quotidiani

una fuga dalle stanze

spazzavo l'aria e m'ingarbugliavo in grovigli di spine

non sapevo cosa cercavo

ma ero entrata in quel sogno

poi tutto s'interrompe e svanisce

incombe il silenzio

e tutto è come non fosse mai esistito

ancora sto cercando il mio viso

senza sapere che poteva essere tanto bello. (inedita 2016)

******************************************************

Le mie mani sono ali

petali di luna confusi in questo spazio

nuvole di pioggia ballano

e il mio canto si perde con l’erba del prato

non so camminare

lungo la striscia di sole che accompagna l’orizzonte

cercavo un fiore

ed altri ancora per riporli nel tuo cuore

fili di verde cuciono le mie labbra

e il respiro imprigiona di pietra la sera

schiacciata tra corolle senza vita.


da " CERCAVO UN FIORE " poesie

http://ilmiolibro.kataweb.it/libro/poesia/280159/cercavo-un-fiore/



Tronchi cavi spettinati di fronde cadenti
all'imbrunire prendono le sembianze di giovani donne
perdute nel bosco a rincorrere felci novelle e bacche succose
nelle mani un po' di tempo strappato allo gnomo degli alberi
e ai piedi anelli d'erba e corolle preziose.
Danzano le donzelle al ritmo dei tamburelli
sinuose stravaganti forme di vita
corrono verso il fiume senza sole
il riflesso degli specchi
moltiplica nuvole gravide d'inverno
e la coda del diavolo torna ad avvinghiarsi al cielo
mentre il buio oltrepassa vicoli ciechi.

(da Ombre d'acqua - 2016)

http://reader.ilmiolibro.kataweb.it/v/1187903/ombre-dacqua_1192391


RECENSIONE alle poesie CERCAVO UN FIORE

Cerco tra gli ulivi benedetti.

“Cercavo un fiore tra cielo e acqua del ruscello” “ma sono una prigione che cammina”. In questi versi è sottesa gran parte della poesia di Tiziana Aliffi. Il vento soffia, leggero o urlante e l’autrice guarda, oltre i vetri della finestra, oltre alla vetrata, il mondo di fuori, rivedendo i campi di soia o d’orzo, risentendo l’aroma del fieno e rammentandosi “le corse in bicicletta fino a sera”. Brama la luce perché la luce la separa dai ricordi, la notte invece richiama le ombre e il “buio labirinto” della sua solitudine. Ha attorno il vuoto: “non ho radici”. La nebbia avvolge il passato e lo rende lontano. I muri della sua casa sono vuoti e “l’erba cresce coprendo il tempo”. Fuori, “tra i covoni il campo dorme e lei, “cieca e muta” è “prigioniera sul portone di quella casa senza ricordi”. Versi pensati, che sgorgano dal profondo, colmi di dolore: neanche il sogno le dà conforto. Anzi, “Cercavo un fiore”, Tiziana ripete la frase più volte e la pone proprio come titolo alla bella raccolta delle sue poesie. Con tutto il cuore le auguro di trovarlo. (di Mariagrazia Caverni)



REALTA’ e METAMORFOSI

Tiziana ri-crea la realtà che osserva nei minimi dettagli come le punte dell’araucaria o come l’ebbrezza di un respiro di mare: ho letto tutte le sue poesie. C’è tanta malinconia ma anche l’esplosione vulcanica dell’Eros che appare, anche ad occhi chiusi, in "Quando faremo l’amore". La raccolta (SASSI ) va letta e meditata. Molto. (Alfredo Bianco-scrittore)



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Introduzione alla raccolta "I papaveri nell'acquario"

“Nulla dietro l’angolo dei ricordi

Assolata

Penso ai tuoi capelli

Argentei fili di mistero

Un nuovo pensiero

Mi accompagna senza tempo”

Mi piace pensare - forse con presunzione, ma per sentirmi ancora più coinvolto emotivamente - che siano miei quei capelli dipinti come ‘argentei fili di mistero’ e mi piace iniziare dalla fine, perché questi sono i versi che concludono la raccolta, il cui titolo è già provocatorio: perché i fiori che hanno ispirato la più grande pittura impressionista come urla di rosso sull’oro del grano, e, soprattutto, per la loro complessa simbologia, polisemica e narcotizzante, vengono immersi e ammutoliti in un acquario quasi a smorzarne la vita ed il potenziale espressivo? Io credo che quel rosso diluito nell’acqua, diventa miscela di sangue che “ritorna a parlare” e di trasparenze liquide intese a “smascherare volti di pietra”.

Ma, paradossalmente, sulla pietra sembra graffiata l’essenzialità di quelle “sillabe fiorite”, parole immediate, velate di malinconia, di ricordi “senza tempo”, di tensioni senza futuro, in un presente che evoca la chiusura e il silenzio dell‘ acquario. Parole che, peraltro, continuano a “danzare” e si sciolgono in metafore legate a vissuti tanto personali, quanto ermetici, scrigni che invitano alla ricerca della chiave giusta di comprensione.

Questa volta (ho già condiviso con Tiziana due raccolte di poesia erotica ed alcune introduzioni di altri libri) la poesia dell’Aliffi è meno esplicita: tende - pur nella meraviglia di sinestesìe di incredibile delicatezza (“il cuore/ allacciato/a un’asola d vento/ aquilone spaesato/ che vaga stordito”) - all’impressionismo verbale che va intuìto di colpo o osservato dalla giusta distanza con uno sguardo d’insieme. Avvicinarsi troppo a quei versi dà il capogiro: ti contagia, ti spezza il cuore, ti insinua tristezza negli anfratti più segreti dell’anima, mentre lenisce l’angoscia di vivere: “Chiodi penetrano/ urla d’istinto/gode il silenzio” ma “ Prova a lasciarti andare/ canna senza radici”. In versi dove nulla è ridondante, ma tutto comunica come epigrafi incise sul marmo, la poesia si trasforma in sentenza, la parola vuole essere scolpita nel cuore ed assorbita nel sangue, non semplicemente letta e commentata. Come affermava Friedrich Nietzsche “Chi scrive per aforismi non vuole essere semplicemente letto, ma ritenuto a memoria”.

L’essenzialità, la scelta verbale e metaforica, la sinteticità stilistica delle composizioni questa volta vanno in quella direzione: è forse azzardato affermarlo ma credo che ci troviamo di fronte ad una svolta “filosofica” della poesia di Tiziana, che esprimendo insegna, che isolando il Verbo in versi composti, talvolta, di una sola parola, vuole indurci alla riflessione sulla infinita pregnanza racchiusa nel ventre dell’Essere.

Ho riletto più volte la raccolta ed ogni volta ho colto qualcosa di nuovo, dalla malinconia che scioglie l’anima (“svendimi per un pezzo di neve”) al desiderio di ricerca (“ la mia solitudine canta, scavalca cime impervie, spacca orditi di memorie”); dalla bramosìa sensuale (“Svestimi/ le gambe allargami il fiore/ accendimi smanie e respiri/ oggi sarò ombra ornata/ fiore acerbo del tuo giardino”) alla libertà illusoria della solitudine (“Mi lascio andare/ tra i semi dei miei papaveri/ nascosta di rosso/ impalpabile scrigno vegetale/ senza cuore/ ornata d’abissi”) ed alle ferite della nostalgìa (“Tra le gambe il respiro di chi non c’è/ andrà a perdersi tra angoli di follìa”). Si. Leggiamo e lasciamoci contagiare dalla dolcezza di una follìa creativa… Leggiamo e rileggiamo, godiamo la musicalità del verso, quando, scolpito nel nostro cuore, diventa oracolo che allude ed illude e, anche “tra le sbarre” della vita, induce a scoprire “linee di cielo. Alfredo Bianco (scrittore)-Introduzione alla raccolta "I papaveri nell'acquario" poesie 2011

Audiopoesia - Vorrei morderti il collo

Introduzione a "Passi d'ombra"poesie

Ho sempre immaginato Tiziana Aliffi come una sorta di sacerdotessa della poesia. Nei versi liberi, da ogni concetto di rima e di ritmo, negli accostamenti di immagini evocate, di sensazioni quasi tattili e visive più che concettuali, lei

sembra manipolare la materia-scrittura come in un rituale sacro, un'invocazione mistica sentimentale - erotica. Al tempo stesso taglia e ritaglia frasi e parole con una modernità beatnik. I suoi momenti d'essere, che come gocce di inchiostro schizzano sul foglio, sono vicini all'idea di monologo interiore, in cui le sensazioni e le idee si susseguono come le onde del mare, le nubi nel cielo, i pensieri nella coscienza. Spesso azzardando audaci accostamenti ( " succhiami le vene di fragola e limone ", ovvero la sensualità come cibo voluttuoso ), o tensioni poetiche ai limiti dell'astratto ( " amore devitalizzato schiavo di linee parallele " ).

Lontana da ogni forma di poesia sociale, Tiziana Aliffi sceglie di raccontare se stessa, la sua passione, la sua interiorità, e lo fa con lo stesso gusto del colore e delle forme vivaci che caratterizzano i suoi dipinti ( non dimentichiamo che è anche pittrice ), un tripudio di calore e fiamma, di materia e colature.

Se la sua poesia fosse pittura, colerebbe dei colori accesi di un terso crepuscolo, e rimarrebbe impressa come dura crosta di emozioni. Ritengo che non sia sempre facile entrare nel suo mondo artistico, proprio per questo senso vago delle cose che rende la sua poesia più simile a un alone di luce
che non a sciabolate nette di luce; nei suoi labirinti si perde l'orientamento.

Ma probabilmente è proprio questo il suo pregio, il suo fascino: trovare nell'ingorgo dei suoi versi il piacere, incomprensibile e delizioso, di perdersi, se si vuole persino di annullarsi, comunque di lasciarsi andare
come alla deriva in un rito di magia.

Né bianca, né nera, né rossa: multicolore.

Ecco, quindi, il senso a quanto ho scritto all'inizio: Tiziana è una sacerdotessa.
Giancarlo Fattori (poeta) Introduzione a "Passi d'ombra"poesie

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Sotto la terra c'è il cielo

Un mondo a rovescio

sento invadermi tra le ore

dolori scambiati per nuovi abiti lucidi di lustrini

eppure il male è già dentro

il silenzio di chi non sa ascoltare

gioca da solo

imperversa d’apparire

e le cose diventano specchietti d’allodole ferite.

Sotto la terra c’è il cielo

si dilegua il buio

torno ad essere nuvola

ricomincio a nutrirmi di luce

sotto la terra c’è il cielo.

da "Sotto la terra c'è il cielo" poesie 2012


***********************************



Soffia
il vento

sulle
brattee ricciute di verde

inciampate
tra le macchie dell’autunno

una corsa
controluce che offusca anche la terra

cercavo un
fiore

ridente di
luce o secco di tramonto

una
corolla per l’oscurità di quella nicchia tra le pietre della mia
stanza

crepe arse
si sgretolano

come
ricordi abbandonati in uno scrigno segreto

cercavo un
fiore

tra le
labbra

a illuminare l’ultimo canto d’amore.

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da "Cercavo un fiore" poesie

http://ilmiolibro.kataweb.it/libro/poesia/280159/cercavo-un-fiore/




Due valli di silenzio

Apro le braccia

incantesimi e maledizioni

all’incrocio tra la terra e il cielo

due valli di silenzio

e un unico corallo per consolare il pianto

vieni

lento dall’acqua a modellare sabbie chiare

nudo corpo riflesso

la saliva e la mia notte

attendono lune di pietra

e occhi fantasmi.

da "Sotto la terra c'è il cielo" poesie 2012


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Per una donna video

Sulle zolle calde

Era il suo volto

che abitava il mio come una casa

taceva e dalle stanze mai un lamento.

Era la sua ombra che volteggiava tra le mie carni

ossequiosa e sognante ammaliava di sussurri

s’aggirava tra i miei capelli

a piedi nudi sulle zolle calde di solchi

mentre bave di vento strappavano i giorni

e dai muri opalini e stanchi

apparivano orme magre di voci.

__da " Sotto la terra c'è il cielo " - poesie" di T. Aliffi

La morte del corpo

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La morte del corpo è quello status di silenzio e pace che bene conosco...nessun timore nel sentirla addosso, nessuna paura per quello che sarà... La mente riposa in un lago freddo, nuota eccitata di frescura e di pace, ribolle senza fuoco, ma di pensieri e nulla farà il corpo, nulla eccederà nella carne.
E' l'oblio che trascina e mi lascia viva e decisa nel mio silenzio di pietra. Godo in questo lago di lacrime gelide e chiunque sia, giunge a me evanescente e senza impennate...tutto scivola addosso senza pietà.
Vivo così, in un'altra dimensione, al di fuori di me e del mondo....
e godo del mio stesso piacere.

Magia

Magia

Sassi introduz Giomi

Ecco un’ altra prova, per Tiziana Aliffi, pittrice, maestra nell’arte di comporre con multicolori carte, paradisi per gli occhi, impegnata oggi a deliziarci con le immagini suscitate dalle splendide frasi che cogliamo, come esili fili d’oro, nel tessuto della sua ricca e affascinante opera in versi, la quale non ci delude né ci annoia perché costantemente si rinnova. Non ci è dato sapere quale è la molla che costringe il poeta a cambiare tono con tale frequenza e abilità, nella lotta serrata che conduce, per rendere, la sua opera simile alla luce.

“ Vorrei che le mie frasi fossero come lanterne che scivolano senza fare rumore nel mare dei giorni, mi piacerebbe rinchiudere in esse quel poco di luce, di passione, che mi colpisce…”. Accettato questo impegno, la sua opera è condannata a non venire a patti con i marosi del tempo che passa, delle abitudini di parola scritta o parlata, che incidono rughe saline sulla superficie dello scoglio, e quindi, incatenata all’obbligo di svecchiarsi continuamente, perdere la scorza che la trasformerebbe in gelido marmo, per diventare creatura giovane capace di muoversi verso altre mete: si legga un tentativo di liberarsi dal soffocante involucro della immutabilità, nel dialogo continuo e delicato che Tiziana svolge e tiene ben saldo con parole di cui oggi è smarrita la nozione che vengono lasciate libere di veleggiare in lontananza: anima, cuore, amore…
Le errabonde metamorfosi di Tiziana Aliffi vagano, così, tra schegge di colori nell’inesausta giostra di versi sospesa fra i silenzi stupiti dei “ bagnanti assorti nel nulla ” e i bisbigli inghiottiti da un “ water abbandonato sulla terrazza ” che “ ingoia silenzi d’inverno e maldicenze di paese ” , oggetto spiazzato dalla sua ordinaria collocazione che inspiegabilmente pretende la nostra attenzione, come le parole-monete che ci scambiamo senza talvolta riconoscerne l’effige. Questo water collocato altrove, ci fa provare un senso di smarrimento e commuove la sua trasformazione. Scrivere che commuove è diminuire la sensazione di sfasamento, ma non solo, che tale immagine suscita. Quel water siamo noi! Il poeta è quel water, il lettore è quel water, il barbone che ci passa accanto o che siede su una panchina è quel water, i bagnanti assorti nel nulla siamo noi! Costretti all’ascolto, non all’ascolto, ma al brusio, al bla-bla, non ci diciamo più nulla, siamo abbarbicati al nostro monologo, che viene spesso recepito come deiezione dall’altro… Fino a quando, l’araucaria, graffiando il cielo turchino, indicherà agli “ ambulanti sovraccarichi di spugne e colori ” che siamo, un cammino diverso da farsi con piedi di turchese, un cammino di mare e di lanterne, un cammino senza più insidie, nemmeno di parole.

Che sia questo il viatico che Tiziana generosamente vuole offrirci? Questo suo frinire instancabile con cui ci avverte che alcune parole scottano come braci?

Non ci resta che ringraziarla per questo ammaestramento alla prudentia. Paolo Giomi - Introduzione a "SASSI" poesie



Siamo ombre

inclusioni d’azzurro tra sassi vermiglioni

è ora di andare

di tornare tra i boschi freschi d’autunno

che abbeverano sabbie circoncise

e giganteschi ovari di perle."


da "Sassi" poesie di T. Aliffi


da IL QUOTIDIANO DELLA CALABRIA - 31 AGOSTO 2010

da IL QUOTIDIANO DELLA CALABRIA - 31 AGOSTO 2010
TROPEA- "Innamorarsi di questa città, al punto tale da dedicarle libri di poesie. E’ Tiziana Aliffi, che da Roma, da alcuni anni, trascorre le sue vacanze nella città Perla del Tirreno. Una città che l’affascina e l’attira come una calamita, entrando nei suoi pensieri e facendo breccia nella sua irrefrenabile vena poetica.
Tizi, come preferisce farsi chiamare dagli amici, ha regalato a Tropea l’ultima delle sue fatiche: “Sassi” poesie per un ritorno a Tropea, con le presentazioni di Alfredo Bianco e Paolo Giomi. La copertina, invece, è di Ercole Fortebraccio, un artista vibonese che nel campo della pittura è uno dei più apprezzati in tutto il territorio.”Leggere i versi di Tiziana Aliffi - scrive Bianco – ci induce a ri-creare il mondo, accompagnati dolcemente per mano dall’autrice in un’esplorazione senza fine di nuovi intrecci di sensazioni, di sentimenti, di percezioni psichiche: perché i suoi non sono pensieri, ma condensazioni primarie, quasi oniriche, di aspetti della Realtà, che viene colta ed accolta, elaborata e restituita in una forma originale e primigenia. L’arcaica poiesis greca, infatti, non è trasfigurazione o disvelamento, ma creazione dell’Essere a partire dal Caos”.
Paolo Giomi, invece, scrive di lei, tra l’altro, “Le errabonde metamorfosi di Tiziana Aliffi vagano, così, tra schegge di colori nell’inesausta giostra di versi sospesa fra i silenzi stupiti dei bagnanti assorti nel nulla e i bisbigli inghiottiti da un water abbandonato sulla terrazza che ingoia silenzi d’inverno e maldicenze di paese, oggetto spiazzato dalla sua ordinaria collocazione che inspiegabilmente pretende la nostra attenzione, come le parole-monete che ci scambiamo senza talvolta riconoscerne l’effige”.
Aliffi, definita “affabulatrice” da Bianco e avvicinata per il suo istinto arabo “alla Sherazade delle Mille e una notte”, in una serata organizzata presso il caffè letterario Laboart, ha intrattenuto gli ospiti leggendo una serie di poesie estrapolata dai suoi tantissimi libri. Poetessa e pittrice da sempre, ha pubblicato la sua prima raccolta, “Eccentriche”, nel 2003 seguita poi da tante altre tra cui ci piace rammentare “La luna dietro l’araucaria” – frammenti tropeani, libro pubblicato con la casa editrice del concittadino Giuseppe Meligrana nel 2007.
E’ stata eccezionale, quella sera al Laboart! Il sottofondo musicale e le immagini proiettate sul muro delle sue opere pittoriche, hanno accompagnato la sua voce calda non solo nella lettura dei versi, ma anche in tanti altri approfondimenti, che ha voluto regalare ai presenti, sul suo modo d’intendere la poesia, e poi sul suo amore per Tropea, sulle sue sensazioni quando è qui in vacanza e quando deve andar via. Straordinaria persona che lavora a Pordenone e trascorre il suo tempo ad insegnare, a dipingere, a immaginare una poesia dove la parola sia il magico mezzo per raccontare emozioni! Grazie, e soprattutto grazie per il tuo amore per questa città!" Vittoria Saccà
Commento editoriale a "SASSI" poesie - copertina dell'artista di Vibo Valentia Ercole Fortebraccio


il mio seno

da "La finestra aperta"


Sto cercando quell’ombra che m’accompagna

quell’eterea figura che mi parla coi movimenti dell’aria

forse è morta quella figura buia di desideri

forse non esiste se non nella mia voglia di scappare

semplicemente vuoto

quel cono d’ombra che mi attraversa

ho cercato di riunirmi a lei

calpestandola rincorrendola sovrapponendo le mie mani

ma il vuoto regna

eppure la sento frusciare tra le mie carni

la vedo scura d’orgoglio

silenziosa di vita

forse è solo un pensiero

come quello degli angeli che si sfuma in un fiore

l’ho cercata tra le pieghe dei muri

sul lastricato della via

forse non le piacevo

o non s’è accorta

di quanto l’amavo.

da " La finestra aperta" poesie


I denti del mostro

I denti del mostro

mordono alghe di luce

si nutre di sogni d’acqua

tra giravolte d’essenza

poi s’acquieta tra le parole

senza voce danza

tra mascolini riflessi di specchio.


inedita
©TizianaAliffi

poesia

“Gioco d'ombre tra rami braccia protese verso un cielo nuovo di baci

luna magica

ingobba sagome in fuga
torna a illuminare la terra di mandorle e pioggia."

Alda Merini

Alda Merini

Dedicata alla grande Alda Merini


"Il male della vita
son solchi di dolore
che svangano il cuore
che umiliano i pensieri
una grande donna
che ha sofferto nell'anima
sa sempre scrivere con amore
tutto l'amore strappato
tutto ciò che le han portato via
ora torna tra corolle e profumo d'incenso. "

dedicato a Alda Merini - Tiziana Aliffi


Non ho che te

specchio del mio sussurro

quando mi guardi

anche l’albero mormora

piccoli fremiti di foglie

accompagnano la nebbia

mantello che scivoli addosso

preziosa tana di nulla

ho solo te

tra le lacrime e il mio disamore

ho solo te

che mi accompagni

con le mie stesse ossa

ho solo te

che giochi coi ricordi

solitudine mista a sorrisi

ho solo te

ingarbugliata pelle di me.

da " Sotto la terra c'è il cielo " poesie 2012




poesia scorrevole


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domenica 22 agosto 2010

A te che non esisti

Scivolerei
tra le tue labbra
umide di dolcezza
per restare impigliata nei tuoi pensieri
novella edera
di vezzose radici avvinta
aquilone impazzito
naufrago
tra nuvole di lattemiele
da spargere sulla tua pelle

T’accoglierei
fantasia cremisi e croccante
grosso
umido seme
di selvaggio soffione
racchiuso tra mani d’erbe
di un volo infinito

Ti avvolgerei di carezze
danza
d’ombre giocose di silenzio
invasione di brividi
tra le tue gambe di fiori sparsi
scorre la lingua
di impazziti desideri

Un sorso dopo l’altro
ti berrei fino a sfinirmi
coperto di cielo
bagnato d’onde fragorose
tra uccelli imbizzarriti
e rocce sconfinate d’argilla

Senza tempo
aspetterei le tue mani
madide di muschio vellutato
mentre riccioli di nero
si fermano tra i miei capelli
e polline iridescente
imprigiona
la tua voce.

Sentirti nel cuore
appisolato menestrello
di carne invaghito
violacea corolla
giallo pistillo
incandescente di sole
fuga d’incanto
viaggio
impazzito sapore di te.

da "Fiori di carne" Ed Lulu



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